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Alzare lo sguardo. Il diritto di crescere, il dovere di educare.

“Un insegnamento che non contempli il dono di sé non è molto diverso da un invito a correre su una superficie ghiacciata. Può arrivare al traguardo soltanto chi sa già pattinare, tutti gli altri vanno gambe all’aria ”

E’ una lettera indirizzata ad una professoressa l’ultimo libro di Susanna Tamaro, edito da Solferino. Una lettera per riflettere sul valore dell’insegnamento e dell’educazione rivolta  non solo ai docenti, anche a genitori, zii, educatori, persone che a qualsiasi titolo hanno a che fare con i bambini ed i ragazzi.

Perché ho scelto una citazione sul dono? Perché secondo me  è innanzi tutto un dono quello che ci offre Susanna Tamaro, raccontando in questo libro la sua esperienza personale, le sue difficoltà ed il superamento delle stesse.

In particolare l’autrice si chiede quanto dietro alle tante certificazioni attribuite ai bambini attualmente ci sia la possibilità di aiutarli, o piuttosto di emarginarli e paralizzarli con un’etichetta in un modello che sancisce fin dove possono arrivare, negando la possibilità di lottare per sfidare gli ostacoli.

“Tra me e la realtà c’era – e ancora spesso c’è – una bolla d’aria densissima che mi separa da quello che mi accade intorno. Prigioniera dell’invisibile. Sono nata infatti con una sindrome autistica ad alto funzionamento. All’epoca queste cose non si conoscevano….Ogni giorno della mia vita è stato segnato dalla fatica di sforzarmi di essere come gli altri… Alla fine il dolore, la solitudine, la sensibilità, l’ossessività e l’inferno che avevo dentro mi hanno permesso di diventare una scrittrice conosciuta in tutto il mondo, e questo, in parte,  è stata la via per uscire dallo scafandro”.

Un dono generoso…quanta speranza e quanta passione accende ascoltare un’esperienza del genere. E con gli stessi sentimenti l’autrice affronta la scrittura di questo libro, che riesce a non essere tecnico, ma molto scorrevole, pur affrontando temi profondi

Una via per “alzare lo sguardo”…come? L’autrice tratteggia delle vie per fuggire dalla “scuola azienda\centro commerciale”e per investire su una società composta da “bambini albero”, che possano dare i loro frutti, e non da “bambini erba”, costretti ad assoggettarsi all’uniformità e al limite: l’alleanza scuola famiglia, suscitare passioni e non memorizzare nozioni,  la stabilità del corpo docente, cantare insieme, stare in silenzio, scrivere una lettera, leggere qualcosa che interessa, ascoltare, “riproporre come prioritaria la dimensione del cuore. E “cuore” vuol dire amore per la bellezza, per l’armonia e per la generosità.”

Ed infine ”osservare più spesso le stelle”

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Anne di Tetti Verdi

Quando leggere è un piacere,  qualcosa di cui non puoi fare a meno, e poi ti chiedi: da dove nasce quest’esigenza? Qual è stato il momento in cui è iniziata la passione? Qual è stato il primo libro che ti ha fatto capire quanto amassi leggere?

Per me è stato “Piccole donne”,  ma soltanto perché non ho avuto la fortuna di conoscere prima Anne.

Anne Shirley, una bambina di undici anni, rimasta orfana di entrambi i genitori, che ha cambiato nella sua giovane vita diverse famiglie, sperimentando anche maltrattamenti e disagi. Anne che, nonostante ciò, o forse proprio in virtù di ciò,  ha imparato a sognare e ad immaginare, per far risplendere una realtà triste, di una bambina sola, senza affetti e certezze.

Lucy Maud Montgomery parla ai nostri cuori, ai bambini che siamo stati, non perché si tratti di una lettura infantile, che,  anzi, ha un’ironia divertentissima, che ben si può cogliere in età adulta, ma perchè accarezza i nostri sentimenti, aiutandoci a ricordare l’esplosione dell’infanzia, e quella fantasia senza fine che ci permetteva di giocare con una foglia o con i riflessi del sole.

Grazie a questa nuova edizione di “Anne di Tetti Verdi”, “Anne of Green Gables”,     pubblicata da  Lettere Animate, e curata da Enrico De Luca, ho avuto la possibilità di riscoprire un classico, a cui è facile affezionarsi. Inoltre questa edizione è ricca di note che permettono di capire meglio alcune espressioni del testo, e di collocarle nel periodo storico di appartenenza.

Siamo ad Avonlea in Canada: Marilla e Matthew Cuthberth attendono l’arrivo di un giovane ragazzo che hanno adottato in un orfanotrofio per aiutarli a mandare avanti la tenuta. E invece alla stazione trovano una bambina dai capelli rossi, dal vestito di flanella stretto, seduta su una valigia:  è Anne. ” Indossava un berretto alla marinara marrone sbiadito, e da sotto il berretto, scendendo fino alla schiena, c’erano due grosse trecce di capelli decisamente rossi. Il suo viso era minuto, pallido e magro, anche molto lentigginoso; la sua bocca era grande e così i suoi occhi, che sembravano verdi in particolari condizioni di luce e di umore, e di un grigio incerto in altre”.

Per Matthew è affetto a prima vista per quella bambina che dice in pochi minuti tutte quelle parole,  che il suo temperamento taciturno non gli ha permesso di dire in tanti anni, e  lo riempie di tenerezza. Più difficile sarà per Marilla, più resistente, più rigida nel ruolo di educarla “senza fronzoli”,  ma alla fine cederà anche lei alla vitalità e alla ricchezza di sentimenti di Anne. Perché non si può non volerle bene anche se dice tante, tantissime, troppe parole, e combina altrettanti guai, ma è anche la bambina che si inventa gli amici immaginari che non ha mai avuto, che sa ribattezzare ogni cosa con nomi fantasiosi, e trasformare l’ordinarietà in messinscene teatrali.

non è splendido pensare a tutte le cose che ci sono da scoprire? Mi fa sentire così felice di essere viva…il mondo è talmente interessante. Non sarebbe interessante neanche la metà se conoscessimo già tutto, vero? Non ci sarebbe spazio per l’immaginazione, poi , no?”

Anne, per la prima volta, sperimenta il fatto di avere una casa e di sentirsi parte di una famiglia, “non sono mai appartenuta a nessuno… non veramente“,  vive l’amicizia con Diana, capisce di poter essere brava a scuola, e riesce anche a farsi valere su Gilbert, che per averla presa in giro per i suoi capelli rossi davanti a tutta la classe riceve una  lavagna in testa.  E così cresce Anne, e mette ordine dentro di sé: “Ci sono tante Anne differenti in me. A volte penso che sia per questo motivo che sono una persona tanto problematica. Se fossi una Anne soltanto, sarebbe molto più comodo, ma non sarebbe interessante neanche la metà“.

Lettere d’amore

Parlavamo di lettere d’amore, del romanzo di Biferali, della canzone di Vecchioni, e poi hanno riportato alla luce  questo…le lettere d’amore tra Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti, edito da Quodlibet.

Guido Gozzano, poeta crepuscolare, di origini piemontesi, scrisse diverse raccolte poetiche tra cui “I colloqui” e alcuni articoli, raccolti nel volume “Verso la cuna del mondo”,  morì giovane a soli trentadue anni.

Amalia Guglielminetti, scrittrice e poetessa torinese, affascinante, di buona famiglia, si dedicò alla narrativa e a componimenti poetici tra i quali “Le vergini folli”

Il 1907 vede iniziare un carteggio durato circa tre anni tra i due letterati, che attraversa l’Italia, sfiorando le montagne ed il mare, e che coinvolge altre figure di spicco della cultura dell’epoca: D’Annunzio, Ada Negri, Dino Mantovani, Sibilla    Aleramo. Le lettere custodiscono un patrimonio di riferimenti culturali e letterari dell’epoca, ma, prima di tutto, parlano di Guido e di Amalia, dell’uomo e della donna.

Amalia, che nel primo incontro con Guido alla “Cultura” lo trovò antipatico “parlavate con una Signorina e con un giovane, di poesia, di letterati e di libri con un tono di voce così alto e noncurante di me, che leggevo in disparte, da sembrarmi quasi un’ostentazione,  una provocazione.

E Guido che le risponde “Da molto tempo sapevo di esservi antipatico…E Voi? Credete di essermi molto simpatica Voi? Avete invece, agli occhi miei, delle qualità allontananti, prima di tutto siete bella. E precisamente di quella bellezza che piace a me. Vi ho veduta poco, ma osservata molto..”

E poi che succede? Succede che all’ammirazione letteraria sopravviene un’amicizia fraterna per Guido, che ama, ma ama la sua poesia: “Ragiono, perché non amo questa è la grande verità, io non t’ho amata mai, e non t’avrei amata nemmeno restando qui¸ pur sotto il fascino quotidiano della tua persona magnifica…già altre volte ti ho confessata la mia grande miseria: nessuna donna mai mi fece soffrire; non ho amato mai; con tutte non ho che avuto l’avidità del desiderio prima, ed una mortale malinconia dopo”.

Un’amicizia passionale per Amalia che invece ama Guido:“ voi, caro Amico, non vogliatemi male perché io vi voglio bene…ho paura del domani come di un artiglio pronto, disteso in atto d’afferrarmi per trascinarmi dove non so…Ditemi Voi, Guido, qualche cosa buona, qualche parola di tenerezza, mentitela se non la sentite, cercatela se non l’avete, ma datemi un poco di questa dolcezza… fui rude lo ricordo..ma ricordo anche un momento di chiara dolcezza, il mio volto chinato sul tuo…nessuno ti giuro mi ha mai veduta così spoglia d’orgoglio. Tu solo che non mi ami, tu solo che mi sfuggi”

E intanto la salute precaria di Guido, i retroscena dei circoli letterari, farfalle chiuse in una lettera, appuntamenti mancati, cartoline, ma nulla mi distrae da un pensiero: Guido, emblema di come amano gli uomini, e Amalia, di come amano le donne. E mi piacerebbe che si dimostrasse il contrario.

Come gli eroi

Scrive l’autore : “quello che ho provato a fare con questo libro è stato raccontare in modo leggero la mia generazione, e più in particolare, la storia di uno dei suoi figli” E ci è riuscito benissimo Matteo Squadrito in “Come gli eroi” , il suo romanzo d’esordio  edito da Echos Edizioni, che tramite la storia di Lorenzo ci parla in realtà di una generazione, e riesce a parlarne dall’interno ,a ma anche a prenderne le distanze, e ad osservarne i meccanismi con distacco.

La storia si apre all’indomani dell’esame di maturità: Lorenzo tira un sospiro di sollievo ” sono sempre cresciuto di più durante le vacanze estive che in un intero anno sui banchi, ma ho scontato la mia condanna e sono fuori”, ma ben presto si accorge di dover fare i conti con l’insistente quesito che gli pongono i suoi genitori, ma in fondo anche se stesso, sul “che fare?”, “quale scelta per il futuro?”

Lorenzo scappa con destinazione il mare che gli ha tenuto compagnia per molte estati, dove ritrova l’amico, Davide, e la ragazza di un tempo, e dove, suo malgrado, si trova a fare i conti anche con il passato e con il futuro in divenire, con la difficoltà a gestire i sentimenti, con una generazione di ragazzi che talvolta sente lontani,  e con comportamenti razzisti e ingiusti che non gli appartengono, e contro i quali lotta.

Lo stile è “cinematografico”oserei dire, nel senso che è un libro molto “parlato” e ricco di dialoghi, interrotto dalle riflessioni del protagonista narrante, che contrastano e talvolta criticano la “leggerezza” che si esprime nel dipanarsi del libro.

 Un romanzo sula giovinezza quindi, con un finale inaspettato, che fa ricordare ad ognuno la propria, la propria estate post maturità, le amicizie, gli amori.

Personalmente ho apprezzato molto la scena sul pontile, dove Lorenzo e la sua ex ragazza, si avvicinano, si parlano, non si capiscono come spesso accade, quando si insinua l’equivoco, si dice la cosa sbagliata: l’incertezza che regola i rapporti e le relazioni, la mancanza di sincerità verso gli altri e noi stessi, il tutto con la colonna sonora di “Going home” di Leonard Cohen

“E’ tutta colpa dl mio modo di pensare: sono i termini che conosco e adopero a determinare il mio modo di parlare. Ogni parola che so testimonia la mia inadeguatezza. Non capisco nulla di ciò che mi circonda”

Matteo Squadrito invece le parole giuste sembra averle trovate in questo primo libro, e sono curiosa di leggere i prossimi.

 

È tempo di letture estive (2019)

Avete chiuso l’acqua? Controllato il gas? Messo lo spazzolino da denti in valigia? Se vi avanzano 5 minuti ecco la lista delle letture consigliate per l’estate 2019. E  partendo dal presupposto che niente è soggettivo come la lettura questi sono i libri che verranno in vacanza con me, e magari anche con voi.

-“Scintille” di Federico Pace, ed. Einaudi: l’autore di “Controvento” ci guida tra le scintille che accendono i rapporti e i sentimenti  in un viaggio storico letterario

-“Generazione vintage” di Giusy Africano, ed. Bonfirraro: la storia di Marco e dei suoi amici negli anni 90′, che passa attraverso conformismo, bullismo e con lo spettro della guerra dei Balcani

– “Molto mossi gli altri mari” di Francesco Longo, ed. Bollati Boringhieri: la storia di Michele e di Micol, delle estati che li fanno incontrare e i settembre che li dividono  finché  non giunge la notizia dell’imminente matrimonio di Micol…

– “Lo spleen di Parigi” di Charles Baudelaire, ed. Mondadori: un flâneur solitario si aggira per le strade di Parigi di notte dove sono sospesi fantasia e realtà, bene e male.

– ” Un’estate con la strega dell’Ovest” di Kaho Nishiki, ed.Feltrinelli: Mai raggiunge nella campagna giapponese sua nonna, soprannominata “la strega dell’ovest” che le insegna i rudimenti base per una giovane strega

– “Il party” di Elizabeth Day, ed Neri Pozza: la storia di amicizia tra Martin e Ben ci aiuta a far luce sul lato più  oscuro e cinico delle relazioni umane.

– “Resoconto” di Rachel Cusk, ed. Einaudi: in un’estate greca bruciante una scrittrice inglese giunge ad Atene, dove l’aspetteranno incontri  importanti e storie.

– “Tu l’hai detto” di Connie Palmen, ed Iperborea: la storia di Sylvia Plath e Ted Hughes raccontata da quest’ultimo: una confessione intima e incalzante

 

 

Il romanzo dell’anno

10 motivi per leggere “Il romanzo dell’anno” di Giorgio Biferali, edito da La nave di Teseo

  1. Perché “le lettere d’amore sono ridicole. Anzi no, chi scrive lettere d’amore è ridicolo, soprattutto oggi che nessuno le scrive più. Chi ha il tempo di prendere carta e penna, di fermarsi a pensare, cominciare una lettera, riscriverla più volte finchè non viene bene, rileggerla, piegarla, chiuderla in una busta, uscire di casa e andare alla posta, o magari cercare una buca dove infilarla? Ormai le ultime lettere d’amore sono scritte sui muri delle città “ se niente dura per sempre, vuoi essere il mio niente? “Voglio portarti via con me tipo Mc drive”. Ecco…menomale che il protagonista non ha scelto di fare il writer, ma di scrivere lettere perché così si apre un romanzo bellissimo,
  2. perché la fidanzata del protagonista ha un incidente la notte di Capodanno ed entra in coma. E cosa può fare Niccolò per aspettare Livia, per parlarle, per mettere ordine dentro e fuori di sé se non scriverle?! Perché scrivere è l’unico modo per sentirsi vicino ad un altro senza parlargli,
  3. perché il libro è ricco di elenchi, ed è bellissimo e terapeutico elencare. Anch’io sto elencando e, vi garantisco, è molto divertente,
  4. per rispondere alle domande “è vero che nulla succede per caso?” “potresti innamorarti di una persona che non hai mai incontrato?” “bisogna andare in Danimarca per essere sempre felici?””è in vacanza che viene fuori la vera natura delle persone?” “ Si può piangere pensando a Harry Potter?” e molte altre..
  5. perchè Biferali parla di tutto, delle notizie di cronaca, di film, del loro gruppo di amici, del loro amore in modo avvincente e semplice.. e funziona,
  6. per una citazione a caso “da quando ti ho conosciuto, non mi è mai passata la voglia di raccontarti le cose. Anzi, a volte ho pensato che le cose esistessero proprio per questo, perché io potessi raccontarle a te.. Nel mondo per,me ci sei sempre stata tu… E poi ci sono tutti gli altri che mi chiedono come va e come non va, e adesso che è come non va ,non me lo chiedono quasi più.. gli dico Tutto bene, poi ti racconto. Poi ti racconto, sì, anche se poi non lo faccio mai,”
  7. perché parla di emozioni, dolore, amore, e allo stesso tempo di Friends, Donnie Darko   e primi appuntamenti. E tutto in modo assolutamente fluido,
  8. perché attualmente si parla tanto di “millenials”,   del caso editoriale di Sally Rooney, ma noi abbiamo Biferali, perfetto esponente di una generazione, che sa dare voce alle cose e ai sentimenti in modo attualissimo e definito,
  9. per il finale inaspettato,
  10. perché Biferali riesce ad essere romantico persino nei ringraziamenti “la mia famiglia, perché esiste. Angela, perché mi fa esistere.”

Che sia anche la notte

Ecco un romanzo che è stato veramente una sorpresa…“Che sia anche la notte”, scritto da Lisa Luzzi, ed edito da Robin Edizioni.  Mi ha colpita per lo stile molto personale dell’autrice che riesce ad essere equilibrato e ricco di pathos al tempo stesso, e per la centralità attribuita alle persone. Sarà per la mia curiosità per le vite degli altri ma ho trovato interessante entrare nella vita dei
protagonisti scandagliando luci ed ombre: Alis e Vì.
Alis, ha capelli neri e lunghissimi, occhi verdi, un tatuaggio he si è regalata per Natale. Si è iscritta alla facoltà di giurisprudenza per rispondere
alle aspettative familiari anche se non è ciò che desidera. Ha perso diciotto chili  in pochi mesi per la depressione e il senso di solitudine che la blocca. Ama camminare e ha molte amicizie importanti, donne soprattutto.

A volte ho la sensazione che tutto sia profondamente ingiusto, iniquo. Che le
cose non abbiano un senso, o se ce l’hanno, come diceva la Merini, io mi ci sono ingarbugliata dentro… mai sicura di ciò che mi sta intorno. Non amata. Non voluta”.
Vì ha occhi piccoli e grigi, la pelle chiara, una cicatrice sulla fronte. E’ ricco, amante delle moto, legge e pratica la boxe. Si trova agli arresti domiciliari ed è circondato da molte donne.

Diceva che la sua vita ruotava intorno a un unico scopo:il piacere. L’intera esistenza finalizzata alla piena ed egocentrica soddisfazione di sé. Aveva un animo profondamente irrequieto, alla continua ricerca di vita e fuoco in cui ardere.”
Alis, Vì e la loro storia, che inizia con una telefonata una domenica pomeriggio; e che si alimenta di parole, suggestioni ed attese, un solo incontro, uno scontro, un perdersi ed un ritrovarsi…diversi, cambiati.
Siamo stati incredibilmente vicini, nonostante la distanza e il buio che ci avvolgeva. I nostri pensieri si sono sfiorati. Le nostre anime si sono incontrate

Ed inizia così un gioco difficile di interazioni, manipolazioni, connessioni profonde: “bisogna stare attenti a quel che si chiede. A volte veniamo esauditi, ma non sempre le cose vanno esattamente come si erano immaginate…muoviamo il primo tassello, e poi il resto dei movimenti ha vita propria.

La suggestione poetica  che emerge tra le righe di questa narrazione non vi deluderà, così come la sensibilità dell’autrice, che oltre a  guidarci in questo viaggio,  ci regala anche la colonna sonora: tra i capitoli infatti si trovano brevi
citazioni musicali.
Non vi voglio svelare nulla di più per non togliervi il gusto della lettura ed il finale, però vi regalo un’ultima suggestione “e che sia, questa notte, in cui si smette di ricordare e non si ha più nulla da dimenticare
La notte e poi.. l’aurora.

L’invenzione dell’amore

E’ un equivoco credere che dato il nome del blog “sentimentalibri” si tratti soltanto di libri rosa infarciti di sentimenti.

E’ altrettanto un equivoco pensare che “l’invenzione dell’amore”di Josè Ovejero, edito Voland, racconti la classica storia d’amore.

L’amore non c’è, viene inventato per l’appunto, così come ogni reale emozione. Il “fil rouge” è piuttosto l’indifferenza, il cinismo, la spietatezza, l’ossessione maniacale.

Questo però non deve trarvi in inganno. Anche se il protagonista, Samuel, viene descritto come un cinico uomo d’affari, che non vuole impegnarsi in nulla, e nemmeno in storie d’amore, bugiardo e senza scrupoli, non è un personaggio che suscita l’antipatia del lettore perché un po’ di quelle parti negative ci sono anche in noi. Per esempio quando Samuel mente al suo socio d’affari per evitare seccature al lavoro, si compiace del sottile gusto di aver detto per la prima volta una bugia dai tempi in cui marinava la scuola. “Mi sono liberato di questo insopportabile venerdì, mi sono liberato dal dovere di dover indossare questa espressione così seria, dal decidere cose serie, dal dare spago a Josè Manuel, o piuttosto, darlo a me stesso…ho l’impressione di aver commesso un’infrazione liberatoria, di aver fatto qualcosa per non continuare a seppellirmi nell’accettazione dei giorni come se non esistessero altre scelte, modi diversi di essere me stesso

La storia prende il via da un equivoco per l’appunto; uno sconosciuto avvisa Samuel che “Clara è morta in un incidente stradale” e che i funerali avranno luogo il sabato seguente. Ovviamente c’è stato uno scambio di persona ma Samuel decide di portare avanti la messinscena, di fingersi l’amante di quella ragazza morta in un gioco che diventa via via più perverso: si presenta al funerale, frequenta la sorella di Clara, si presenta a casa del marito, parla con il vero Samuel, che scopre abitare nel suo palazzo, in un labirinto di bugie, che dilaga fitto e inquietante.

A cosa sta pensando qualcuno a cui domandiamo “a cosa pensi?”e risponde “ a niente tesoro”? Non lo sapremo mai, con certezza, non sappiamo chi ci mente, chi si mente, viviamo, con fantasie che ci costruiamo per spiegare l’altro e per creare una relazione – cosa importa se non è vera?”- che ci tranquillizzi e ci dia ciò che desideriamo. E nemmeno più tardi, quando finisce  una relazione affettuosa e l’altro inizia a rivelarci ogni ferita, ogni rancore, tutti quei momenti in cui abbiamo fatto del male senza saperlo, nemmeno allora possiamo accertarci che sia così, se la nuova immagine del passato sia quella vera o anch’ essa una finzione, il racconto inventato dall’ altro per iniziare una nuova vita, che richiede di eliminare o attenuare quanto lo legava a noi

Un romanzo ben costruito, la cui unica sbavatura, a mio parere, arriva nel finale che sembra insinuare un tocco di redenzione e di romanticismo, che, però, per una volta, forse l’unica , non ha senso.

Persone Normali

Chi sono le persone normali? Cosa significa essere normali? Qual è il parametro con cui si misurano le nostre vite?

Questo romanzo si presenta come una raccolta d’ istantanee, un album fotografico che segue i momenti importanti della vita dei protagonisti dal liceo fin dopo l’università. L’importanza non sta nei grandi accadimenti, ma nello scorrere placido delle loro vite, che a tratti si ingarbuglia, e a tratti si distende seguendo un corso naturale.

Marianne è una ragazza di buona famiglia, che vive in una villa lussuosa a   Carricklea, ha un fratello maltrattante ed una madre indifferente e non protettiva, legge molto e le piace farsi un opinione su ciò che accade nel mondo. Al liceo viene derisa ed isolata dai compagni che la reputano strana per la sua tendenza ad isolarsi e per la sua incapacità di omologazione.

Connel è un ragazzo bello, alto, molto amato dai compagni di classe, e abile nello sport così come nello studio. Ha una madre amorevole che l’ha cresciuto da sola, e che lavora come colf presso alcune famiglie, tra cui quella di Marianne.

Tra Marianne e Connel si instaura da subito una relazione potente” essere solo con lei è come aprire una porta e chiudersi alle spalle una vita normale…teme la sua vicinanza per via del modo sconcertante in cui si ritrova a comportarsi, per le cose che dice e di norma non direbbe mai

La loro reazione è condizionata da molte dinamiche: dall’approvazione degli altri, (per cui in un primo momento Connel si vergogna del suo rapporto con Marianne in quanto teme il giudizio dei compagni di scuola, mentre al contrario all’università è Marianne ad essere popolare e Connel più in disparte), dalle differenze sociali, dall’ incapacità di stare insieme.

Sono in realtà questi fattori e queste crepe a fare della loro storia una “storia normale”: l’impossibilità di stare insieme così come di stare lontani, la forza dei legami, l’agganciarsi nelle loro fragilità, il non saper parlare, i fraintendimenti, le aspettative, le paure. Quante volte l’abbiamo provato vero? Quasi mai i periodi coincidono, i cambiamenti arrivano nel momento giusto, il dialogo è sincero e non condizionato dalle aspettative e dalle paure. Poi c’è il momento in cui tutto pare in equilibrio, ma l’equilibrio è qualcosa di fragile per definizione.

Ogni tanto ha l’impressione che lui e Marianne siano come pattinatori di figura, che improvvisino i loro scambi con una tale abilità e una sincronizzazione così perfetta da rimanerne entrambi sorpresi

Lui si sente respirare nel silenzio, il patetico andamento del suo respiro. Aspetta che rallenti, per non rischiare che gli si spezzi la voce quando cercherà di parlare. Scusami tanto, dice. Lei gli stringe forte la mano. E’ un gesto molto triste. Non può credere di aver fatto una cosa così stupida. Scusami, dice di nuovo. Ma Marianne si è già allontanata”.

Crescono Marianne e Connel, allontanandosi e avvicinandosi, ma rimanendo in qualche modo uniti “Lui le ha portato in regalo la bontà e adesso le appartiene. Nel frattempo a lui la vita si spalanca davanti in tutte le direzioni insieme. Si sono fatti del bene. Davvero, pensa, davvero. Le persone possono veramente cambiarsi a vicenda”

Sally Rooney ha rappresentato un caso editoriale per l’enorme successo del suo primo romanzo e si riconferma con questo secondo, entrambi editi in Italia da Einaudi. La storia è scorrevolissima e personalmente mi ha ricordato un po’ “One day”, un po’”Norwegian Wood”, per la forza dei protagonisti, rispetto ai quali tutto passa in secondo piano, e ai quali ci si affeziona, e all’ultima pagina  si vorrebbe chiedere loro “ed ora?””non smettete di raccontarci, di raccontarvi”.

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